Metafore dell’esistenza

di Nelv


Ieri sera esco dalla camera per andare, come dire, in bagno – ho sentito anche dire “in ufficio”, ma spero non vi offendiate se stavolta sono diretto -, e ho visto che dalla porta chiusa trapelava della luce.
Allora mi son fermato e mi son detto Ci sarà Nicolaj, va beh, pazienza, aspetto.

E ho aspettato, e non si è sentito nulla, e insomma, io avrei anche dovuto andare, ma mi spiaceva bussare e dire Hey, Nicolaj, a che punto siamo lì dentro?, insomma, è imbarazzante.

Ad un certo punto si è aperta la porta della stanza del sopracitato pseudolituano, il quale:
1) Mi ha guardato – probabilmente ponendosi la legittima domanda: Perché stare fermi davanti alla porta del bagno?
2) È entrato in bagno;
3) Si è richiuso la porta dietro.

(sì, ecco, il bagno era vuoto ed era rimasta la luce accesa – la porta è chiusa di default.)

La grande metafora sulla vita dietro a tutto ciò è che se dovete andare in bagno e vedete la porta del bagno chiusa e la luce accesa fate prima a bussare. A meno che vi faccia piacere tenervela per una mezz’oretta almeno.

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