Scacco matto

di Nelv


L’inizio del nuovo semestre ha portato con sé alcune novità, quali la separazione di matematici e fisici, un orario di 3 (tre) mattine la settimana per i colleghi giuristi – che in effetti di ingiurie stan diventando piuttosto esperti -, la scomparsa dell’Ingegner Pulsante – ufficialmente attribuita alla neve, ma parrebbe più probabile supporlo annegato nell’olio di qualche condimento troppo abbondante – e l’utilizzo di aule con l’attaccapanni.

Vedere l’arredamento dell’aula in cui si studia elencato tra le novità del semestre farebbe porre a qualsiasi persona ragionevole qualche domanda sulla qualità della propria esistenza. Fortunatamente qui non si rientra nella categoria.

 Il docente di Laboratorio ha recisamente annunciato che «il fisico sperimentale non è quello che riceve ordini dal teorico e va ad avvitare bulloni» per poi indicarci dove trovare le chiavi inglesi, abbiamo rilevato che un programma professionale e gratuito è necessariamente scomodo – tranne per chi l’ha scritto, che d’altronde non butta tempo per rendere comodo agli altri qualcosa per cui non guadagnerà un soldo -, che le Serie di Fourier son venute fuori nell’età napoleonica per non far sciogliere i cannoni, qui abbiam tutti pensato a Feynman ma nessuno ha detto niente, e che, infine, se si riesce ad innescare un effetto di risonanza qualsiasi oggetto prima o poi cade in pezzi.
(Ma i Nokia prodotti negli anni ’90 fanno eccezione.)

L’Originale si è presentato in facoltà entusiasta delle fantastiche ore passate nella serata precedente: dopo qualche minuto di frasi sconnesse sono cominciati ad emergere i primi dati, vertenti su “una partita di scacchi che non ti puoi immaginare”, nonché sugli altissimi picchi di adrenalina raggiunti. È una cosa che mette un po’ tristezza, considerando che non era neanche una variante alcolica del gioco.

Dulcis in fundo, è da riportare la pronta risposta di un compagno di facoltà all’affermazione di una ragazza in autobus: dopo aver sentito che, dei 4 ragazzi che la circondavano, 3 non avevano la patente e uno l’aveva ma senza saper guidare, la scellerata ebbe da esclamare: “Ma che uomini siete!”.
Al che il nostro: “Scusami, non sono nato per soddisfare i tuoi preconcetti sessisti.”, per poi rivolgersi a noi e chiedere: “E questa sarebbe una donna?”.
La poverina non ha controbattuto.

(in realtà qualche insulto l’ha bofonchiato)

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