Altre brevi note

di Nelv


L’idea alla base delle ‘note’ è un po’ quella di, al contempo, analizzare come nascono certi concetti della fisica – di quella che al momento conosco meglio – e mostrare il lato umano dei suddetti concetti. Troppo spesso ci si dimentica di come nasce l’idea fisica: percezione sensoriale di un fenomeno, scomposizione e analisi, traduzione matematica.

Ecco, va osservato che è in primo luogo la percezione sensoriale ad essere falsata: dallo stesso ambiente ognuno estrapola diversi caratteri sensoriali – in altre parole, ad ognuno ‘rimane impresso’ qualcosa di differente, e l’analisi si svolge proprio su ciò che ‘rimane impresso’.
In secondo luogo, c’è un’eliminazione cosciente di dati che consideriamo secondari o fuorvianti: una volta elaborata una teoria che ci piace, siamo ben disposti a chiudere un occhio sui fattori percepiti che la falsano. Etichettare questi fattori come accidentali li scredita a beneficio della teoria, che a questo punto può essere formalizzata per bene.

L’idea che c’è sotto è che spesso le difficoltà nell’affrontare la fisica non sono solo di natura matematica: i dati di partenza sono soggettivi, e allo stesso modo lo è la teoria che lo scienziato cala sui suoi dati.

La teoria viene poi passata alla comunità scientifica, che non possiam certo definire un eterogeneo campione di umanità: così, in fin dei conti, una teoria fisica si basa su dati soggettivi, ma condivisi grossomodo da più soggetti, che, per essere giunti dove son giunti, son simili ai loro predecessori; così si crea un club chiuso, che ammette solo chi ha una forma mentis simile a quella dei propri membri. Il problema è che, nel passaggio alla matematica, queste umili origini vengono dimenticate, e si pretende di aver trovato una verità assoluta, anziché una – in genere – rispettabilissima opinione.

Nel post della settimana scorsa volevo trasmettere come le teorie armoniche possano essere specchio di una sensazione di perenne non-equilibrio, del non avere un posto nell’universo – infine, dell’insicurezza causata dalla caduta dell’antropocentrismo, riflessa nella caduta del geocentrismo. Questa settimana volevo accennare brevemente ai sistemi non inerziali, poi credo avrò finito e si potrà tornare a parlare di Age of Empires II o di olandesi di dubbia moralità.

La nozione di sistema di riferimento segue banalmente da quella di osservatore: l’origine del sistema sono i suoi occhi, gli assi cartesiani sono dati dalla sua idea di ‘sopra-sotto’, ‘destra-sinistra’, ‘avanti-indietro’.
Chiamiamo un sistema di riferimento inerziale se sull’osservatore non agiscono forze: risulta allora evidente che non esistono osservatori assolutamente non inerziali, perché, per quanto minuti, avranno una massa, e una massa è sempre attratta da un’altra massa, e dunque ecco una forza. Ma ai fisici piace molto l’idea di un sistema inerziale – dal sistema inerziale si scopre la natura ‘vera’ delle cose, si osserva senza essere coinvolti.
Conversely, se sull’osservatore agiscono forze il sistema si dice ‘non inerziale’. Il collegamento tra i due sistemi è dato dalle cosiddette ‘forze apparenti’, ovvero le forze che agiscono sull’osservatore non inerziale, e ne falsano la percezione della realtà: un osservatore dentro una lavatrice accesa si sente bagnato spinto verso le pareti, lontano dal centro (forza centrifuga), quello che sghignazza fuori si potrebbe accorgere che in realtà esiste una forza che sta spingendo verso il centro il primo osservatore (forza centripeta).

Insomma, l’osservatore non inerziale sente una forza su di sé, che lo spinge da in qua e in là; muovendosi, non riesce ad osservare correttamente l’ambiente. L’osservatore obiettivo (inerziale) è ben posato sui suoi piedi e, tra l’altro, può vedere che la forza che agisce sul suo amico non inerziale va nel verso opposto a quello che lui – sempre il non inerziale – percepisce.
Il non inerziale si sente spinto lontano dal centro, in realtà sta venendo spinto verso il centro. Ok, questa è la teoria.

Dov’è il lato umano? Il lato umano è nascosto nel termine ‘Forza apparente’. Una forza apparente è una forza illusoria – nel sistema non inerziale è una forza che sembra muovere le cose, quando invece stanno ben ferme, e siamo noi a essere sballottati avanti e indietro.
Dunque, l’illusione: nel sistema non inerziale c’è un illuso, nell’inerziale, dunque, il disilluso: quando l’illuso si sente tirato su dalla propria illusione, il disilluso lo vede precipitare in una delusione; quando l’illuso precipita sulla realtà, il disilluso lo vede risvegliarsi e risalire alla posizione di partenza. Ad un moto ascendente in un sistema ne corrisponde uno discendente nell’altro, e viceversa.

Delle alte aspettative fanno apparire basso un risultato alto, basse aspettative operano al contrario. Soprattutto, l’illusione rende mobile una realtà invece statica – ancora, vedendo una realtà mobile, l’osservatore si muove a sua volta, come ispirato, e nel muoversi turba e illude altri, e insomma così sembra che vada il mondo.

In scienza, preferiamo i disillusi. È un po’ per questo che l’immagine dello scienziato cinico ha tanto appeal sulla popolazione.
(ma ci piacciono soprattutto gli illusi di essere disillusi.)

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