Leggeratura

di Nelv


Come preludio, un simpatico scambio avvenuto al bar.

– «Buongiorno, un’acqua tonica.»
– «Certo! Liscia, ghiaccio, limone?»
– «…hmmm. Liscia, ghiaccio e limone!»
– «…»
– «…?»
– «Se è liscia, non possono esserci ghiaccio e limone.»
– «…ghiaccio e limone, grazie.»

È senz’altro legittimo chiedersi cosa mi abbia spinto a rispondere «liscio, ghiaccio e limone!» – dirò solo che le motivazioni ci sono, ma non sono troppo interessanti, trattando fondamentalmente di un abuso di logica formale e del non aver previsto che il barista potesse porre interrogativi di qualche tipo.
Mi ha colto alla sprovvista, e ho risposto nel modo che mi sembrava più logico, e il problema è fondamentalmente nella nozione di logico.

Ma andiamo avanti. Il bar si trova in un centro commerciale dove mi reco spesso, anche due volte alla settimana, per leggere libri acquistati nella libreria sempre interna al centro; nel caso sovracitato, il libro era ‘Le piccole memorie’ di Saramago.
Ho scelto un libro di Saramago perché gli ultimi lavori che ho letto mi sono sembrati eccellenti, ho scelto ‘Le piccole memorie’ perché volevo un libricino abbastanza piccolo da essere sicuro di finirlo prima di partire per il mare. Perché prima di partire?

Va detto che giù al mare non riesco ad essere totalmente inattivo; mi sembra di buttare secondi preziosi della mia esistenza, e così da un po’ di tempo a questa parte ho iniziato a pianificare qualche tipo di attività che mi sembra intellettualmente produttiva, o studio qualcosa che mi interessa, o cerco d’imparare qualcosa di nuovo. E non volevo avere letture in corso al momento di iniziare.
Quest’anno ho vagliato tantissime opzioni, tra le quali:

  • Imparare a programmare in Python;
  • Imparare a suonare la chitarra;
  • Imparare a leggere in metrica latina;
  • Imparare a programmare in Perl;
  • Imparare a programmare in Lisp;
  • Imparare il portoghese;
  • Imparare il francese;
  • Tradurre tutta l’antologia di versioni del liceo;
  • Studiare la teoria dei numeri;
  • Anticipare un esame;
  • Leggere un libro in una lingua straniera;
Alla fine ho deciso di provare a leggere un libro in francese e anticipare un esamino del prossimo semestre.
Ero ancora a Trento quando ho iniziato ad organizzarmi: sono passato nella mia libreria di fiducia, e:
– «Salve, vorrei Le fleurs bleu di Queneau, in lingua, se c’è.»
– «…eh, non credo. Aspetti che ci guardo… no, non c’è.»
– «E si può ordinare?»
– «Cosa?»
– «No, dico, si può ordinare?»
– «Cosa?»
– «…il libro.»
– «Che libro?»
– «Le fleurs bleu…»
Scandalizzato come se gli avessi chiesto il recapito di una buona casa d’appuntamenti, il caro libraio mi ha spiegato che mi sarebbe venuto a costare un’enormità, suggerendomi di ordinare il suddetto libro tramite Amazon. Allora ho chiamato casa, e ho chiesto di ordinarlo, e l’hanno ordinato tramite un’altra libreria.
Ancora a Trento, mi sono affrettato a reperire la documentazione per l’esame: gli appunti del corso consistono in 120 pagine, che ho fatto stampare e rilegare:
– «…sono tante. Se le volessi rilegare?»
– «Si può fare. Spirale o libretto?»
– «Quanto vengono?»
– «La spirale 3€, per il libretto devo controllare… 3€ anche il libretto.»
– «Ottimo, allora libretto.»
La rilegatura a spirale è di comune conoscenza, quella cosiddetta a libretto consta della fusione di una striscetta di plastica sul fianco delle pagine, che fa poi da costina per un libricino piuttosto spartano. Quando il tipo ha finito di sciogliere la plastica sulle pagine, mi annuncia:
– «Ah, mi devo essere sbagliato, sono 4€. Va bene lo stesso?»
– «…sì?»
A distanza di giorni, ancora non capisco se era una domanda retorica.
Non è finita: qualche giorno dopo, arrivato ormai ad un terzo dello studio delle amate carte, Nicolaj arriva a Trento per dare un esame, e, messo a parte dei miei progetti, mi consiglia di controllare se effettivamente il professore che ha scritto gli appunti è lo stesso che tiene il corso.
Scopro così di aver studiato per un esame da 9 crediti riservato agli iscritti a matematica e dunque pressoché inutile, e si comprenderà quanto improbabile fosse che le amate carte rimanessero intatte sulla scrivania del sottoscritto, piuttosto che essere scagliate dalla finestra del terzo piano. Eppure è stato: evviva l’autocontrollo.
Giunto al natìo borgo selvaggio, procedo a stampare gli appunti corretti e a prelevare degli esercizi svolti da un amico laureato in matematica: fortunatamente le pagine da studiare sono meno della metà di quelle erroneamente stampate in precedenza, e così il nostro è ormai a buon punto quando gli viene comunicato che nella facoltà di scienze non è possibile anticipare esami.
Lo stesso pomeriggio si apprende che il libro ordinato, quello che avrebbe dovuto essere Le fleurs bleu, è, per un misunderstanding, quello sbagliato, e che, dal momento che la partenza è vicina, è ormai troppo tardi per fare un nuovo ordine. È stato possibile lasciarlo in libreria senza dover pagare nulla, almeno.
La morale? Inattività forzata.
Il picco di attività intellettuale e creativa è nella coniatura del termine leggeratura: quest’estate sarò dedito al consumo di letteratura leggera – perché pur sempre di letteratura si tratta.
Disgraziatamente, uno dei due libri che avevo in esame l’ho finito stanotte: il problema della leggeratura è che è troppo coinvolgente. Per l’altro non dovrebbe volerci molto, e allora saran guai.
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