Guest stars – IV

di Nelv


Jostein Gaarder ci parla un po’ dei limiti della scienza.

«Insomma, tutte le domande che sto formulando si riducono a una: l’universo ha altri misteri da svelare? Se trovi un meteorite, puoi valutare quanto pesa, qual è il suo peso specifico o da quali sostanze chimiche è composto. Ma una volta conclusa l’analisi, non è più possibile strappargli altri segreti. Allora resta solo ciò che è, e cio che è sempre stato. Così lo si può metter via, lasciandolo magari a raccogliere polvere in un museo. Però non siamo andati molto oltre. Infatti, che cos’è una pietra?
[…] Dico solo che l’era della scienza forse si sta avvicinando alla fine. Siamo già arrivati alla meta, e la meta è la consapevolezza della lunga strada che conduce alla meta. Ci siamo presentati all’universo e l’universo si è energicamente presentato a noi. Forse la scienza è giunta al capolinea, è questo che voglio dire; forse sappiamo tutto ciò che vale la pena di sapere. E quando dico ‘noi’, fa’ attenzione, non intendo soltanto noi due, intendo tutti gli altri potenziali cervelli dell’universo. Nel qual caso, ed è proprio questa la teoria per cui propendo al momento, la realtà soffrirebbe di un’anonimità irrimediabile. Chi sono io? si chiede la realtà. E nessuno risponde. Nessuno ci vede o ci sente. Noi vediamo solo noi stessi.»

[J. Gaarder, Maya]

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