The triangle tingles and the trumpet plays slow

di Nelv


Ho Farewell (no, non Farewell Angelina) in replay da troppo tempo, ma pare che questo debba essere il mio rapporto con Guccini. Che sia.

Oggi mi è venuto in mente che L’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore ha tra le altre cose un bel pezzo sul lavoro di squadra e che non sarebbe stato male averlo come guest star, allora mi son messo a rivoltare le varie librerie di casa per vedere se riuscivo a recuperarlo.
Non l’ho trovato – continuerò le ricerche domani -, in compenso ho rinvenuto in camera mia un’ottima edizione di Otello e in soggiorno L’uomo duplicato di Saramago, sbarcato in qualche modo a casa nostra dieci anni fa: la sensazione che si prova porta il nome di serendipity. Eccone una definizione decisamente illuminante:

La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.

L’Otello è tradotto da Quasimodo e sorprendentemente non era in origine allegato a qualche quotidiano. Sul retro c’è un’unica frase, in corsivo: «Il dramma della gelosia per eccellenza: una tragedia di grandi sentimenti e di passioni devastanti in cui i sopravvissuti risultano essere i mediocri». Bisognerà pazientare qualche secolo perché gli evoluzionisti giungano con tutti i loro fronzoli statistico-empirici a concludere che sì, in effetti la cosiddetta evoluzione agisce in modo da favorire il più mediocre, e così confermeremo il millenario adagio dell’aurea mediocritas.
Almeno ci arriveremo coi nostri mezzi – a volte penso alle epoche dell’umanità come a una classe di bambini delle elementari; se fosse così, la nostra sarebbe subito identificabile come il bambino un po’ pingue del terzo banco che con aria perplessa insiste per voler scrivere 3 x 3 come 3 + 3 + 3, giusto per sicurezza. La maestra dirà alla mamma: non è intelligente, ma si applica.
Almeno saremo originali.

L’uomo duplicato ha a pagina 6 un segnalibro della Swatch con dei cuori concentrici e la scritta San Valentino: con il mood degli ultimi tempi, deve ringraziare il santo patrono dei libri di non essere stato lanciato fuori dalla finestra. Sulla copertina c’è un quadro di Magritte, l’artista preferito dagli editori che non sanno bene come attirare l’attenzione, che rappresenta appunto una serie di uomini uguali: concludiamo così che il responsabile della veste grafica è uno dei prodotti di punta dell’evoluzione di cui sopra.
Sto leggendo ora la sinossi sul retro, e assomiglia spiacevolmente a Tutti i nomi; è stato pubblicato sei anni dopo, e in effetti il personaggio sembra, sempre dalla sinossi, un briciolo più articolato. Ma il tema è lo stesso, e non vedo come potrebbe essere trattato meglio e diversamente. Non so se lo leggerò.

L’estate sta finendo. Perlomeno è finito Agosto, pareva impossibile.

Farewell, non pensarci e perdonami
se ti ho portato via un poco d’estate
con qualcosa di fragile come
le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti,
ma ora è inutile, credo, perché
ogni volta che piangi e che ridi
non piangi e non ridi con me!

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