Playlist

di Nelv


iTunes mi informa che complessivamente la mia musica consta di “2950 brani, 8 giorni, 16.22 GB”. Non so assolutamente cosa ci sia lì dentro.

Si tratterà perlopiù delle discografie scaricate per conto di parenti – so che è una scusa standard, però stavolta è vero; so che anche questa è una scusa standard, però… – e di discografie di cantanti di cui ho sentito una canzone e ho detto Magari un giorno avrò voglia di sentire tutte quelle che hanno fatto a partire dal 1970, e quel giorno non è poi mai giunto.
Non avendo voglia di far pulizia, tempo fa ho tirato giù una playlist che con molta originalità ho chiamato “Preferiti”, che è quella che tengo di sottofondo quando ho voglia di sentire qualcosa; iTunes stavolta recita “566 brani, 1.6 giorni, 3.07 GB”, e si potrebbero fare confronti tra il brano medio dei Preferiti e quello medio totale, ma non mi volevo soffermare su questo.

Mi volevo soffermare invece sulla patologia principale della mia playlist: è straordinariamente deprimente. Ci sono sequenze di canzoni che qualora ascoltate con uno stato d’animo anche solo lievemente alterato porterebbero con una certa immediatezza al suicidio; forse iTunes ne sa qualcosa, perché ripropone continuamente e contro ogni legge probabilistica Breve invito a rinviare il suicidio di Battiato.

Perché non ci sono canzoni allegre nella mia playlist?
Intanto, non è che proprio non ce ne siano, ma forse è un giudizio di parte – diciamo pure che sono allegre in confronto alle altre, sono diversamente tristi, ecco -, ad ogni modo quelle non-tristi sono una esigua minoranza, questo sì, ma ci sono. Il mio problema con le canzoni genuinamente allegre è che:

  • I loro testi non hanno senso;
  • Quando hanno senso, inneggiano alla spensieratezza;
  • In ogni caso contengono coretti.

Se ancora non emergono i problemi, be’,

  • Avere anche solo per sottofondo un tipo che canta un testo di cui non colgo – di cui non c’è – almeno un messaggio fondamentale mi fa sentire irrimediabilmente un imbecille, ed è un tipo di sensazione che preferisco non infliggermi;
  • In secondo poi, la spensieratezza preferisco lasciarla a quelli con scarsa propensione per il pensiero (che da sempre accolgono entusiasticamente questo invito);
  • Infine, coretti e coristi dovrebbero bruciare tra le fiamme dell’Erebo se l’alternativa è intonare trallallero gioiosi.

Le canzoni diversamente tristi coprono due tipologie:

  • Canzoni con testo anche atrocemente triste, ma melodia allegra;
  • Canzoni che riprendono l’unica felicità che attualmente concepisco, l’abbastanza felici di Buzzati.

E niente, dovrò adoperarmi perché diventino una maggioranza. Oppure passare allo strumentale.

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