Guest stars – XIV

di Nelv


Non si può dire che io non ami gli epistolari. E no, non vissero mai assieme.

Dunque, hai avuto l’influenza? Ebbene, almeno non devo farmi rimproveri di aver passato qui il tempo in particolare allegria.
(Talvolta non riesco a capire come mai gli uomini abbiano trovato il concetto di «allegria», probabilmente lo hanno soltanto calcolato come antitesi alla tristezza.)
Ero convinto che non mi avresti scritto più, ma non ne ero né stupito né triste. Non triste perché al di là d’ogni tristezza mi pareva necessario e perché probabilmente non ci sono in tutto il mondo pesi sufficienti per sollevare il mio povero piccolo peso, e non stupito perché veramente non mi sarei mai stupito prima, se tu avessi detto: «Finora sono stata gentile con te, adesso invece smetto e me ne vado». Esistono solamente cose stupefacenti, questa però sarebbe stata una delle meno stupefacenti: quanto è invece più stupefacente, per esempio, il fatto che ogni mattina ci si alza. Sennonché questa non è una sorpresa che ispiri fiducia, ma una curiosità che può provocare la nausea.
Se sei degna, Milena, di una buona parola? Evidentemente non sono degno di dirtelo, altrimenti ne sarei capace.
Ci vedremo prima che io non creda? (Ecco, io scrivo «vedremo», tu scrivi «vivremo insieme».) Credo però (e ne vedo dappertutto la conferma, dappertutto, in cose che non vi sono per nulla collegate, tutte le cose ne parlano) che non vivremo e non potremo mai vivere insieme e «prima» di «mai» è ancora mai*.

[F. Kafka, Lettere a Milena]

* per gli addetti ai lavori: che sguardo nitido sulle proprietà di infiniti e infinitesimi – e senza aver studiato matematica!

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