Appunti di poetica

di Nelv


Le humanae litterae chiamavano, ho risposto.

Ho deciso di dedicarmi all’analisi di uno scrittore contemporaneo ancora poco noto nel panorama nazionale e internazionale: non sono documentate presenze del nostro in circoli letterari, né viene citato, come sarebbe doveroso, nei sussidiari e nelle antologie per studenti delle scuole secondarie, e non si sa se attribuire questa inspiegabile assenza ad una cecità dell’odierna critica italiana o alla timidezza dell’autore. Vogliamo qui dargli giusto riconoscimento.

La vita di Bruno Ferrario, così come la genesi della sua opera, è coperta da grande riserbo: evidentemente ispirato dall’esperienza delle Canterbury Tales di Chaucer prima e del Canzoniere di Saba poi, volle racchiudere come in un testamento letterario le sue profonde elucubrazioni su vita, morte e ingranaggi.

Il suo capolavoro è toccante sin dall’epigrafe:

I diritti di traduzione e di adattamento, totale o parziale, con qualsiasi mezzo sono riservati per tutti i Paesi. È inoltre vietata la riproduzione, anche parziale, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico, non autorizzata.

Al motivo pirandelliano della perdita dell’identità (tramite l’alienazione dall’opera) si affianca il leitmotiv americano della missione impossibile, dal capitano Achab fino a Mojo Jojo, passando per James Bond: l’autore, fattosi baleniere, tenta così una metaforica arpionata ai fotocopiatori clandestini, già sapendo che il suo fato è di affondare insieme alle risme macchiate da illecite copie della sua opera.

Ma andiamo avanti, e studiamo le prime composizioni:

Legge di Avogadro

Volumi uguali di gas
nelle stesse condizioni
di pressione e
temperatura
contengono un eguale
numero
di molecole.

È evidente la lezione ungarettiana nella spietata dissezione delle forme metriche tipiche della tradizione poetica classica in favore di un verso più libero e scattante, più vero e vivo, grazie a cui l’autore riscopre le emozioni celate da un mondo sempre più scientifico.

L’attenzione per il numero, ironica allusione alla massificazione dell’individuo nelle democrazie occidentali, è poi contrapposta all’importanza della temperatura, la passione che accende ogni cuore, persino, provoca Ferrario, quelli degli scienziati.

Proseguiamo:

Legge di Boyle

Durante una trasformazione isotermica
il prodotto della pressione
del gas
per il volume da esso occupato
è costante.

Ancora pochi versi che delineano un’attenzione analitica volta al reale: spicca ancora l’importanza della possessio, da concetto giuridico a valore etico: la pressione è del gas e di nessun altro, e solo a queste condizioni, solo se rimane sua, esiste stabilità – la costante.

Naturalmente i componimenti del Ferrario non si fermano alla rivisitazione di leggi fisiche, né il nostro si adagia sui facili allori dei componimenti brevi. C’è ben altro nei suoi scritti:

Se, infine

La camera fosse costituita
da un tubo
lungo
pompato contemporaneamente
da più pompe
aventi eguale velocità di
pompaggio
ed equidistanti.

L’equazione che dà la distribuzione di
pressione tra una pompa
e l’altra
della camera
sarebbe ancora del tipo
(4.26).

Spicca nella prima strofa l’invocazione alla camera, forse allusione politica o forse rimpianto del focolare materno, suggerito anche dalla ripetizione della p (pompato contemporaneamente da più pompe) a richiamare la figura del padre.
L’invocazione finisce nel silenzio con la fine della strofa, e all’aprirsi della seconda ritroviamo ancora termini scientifici: ma l’improvvisa rottura del penultimo verso, con l’inserimento di un condizionale, suggerisce una crisi insita nelle stesse certezze che la scienza propone, come confermato dalla criptica chiusura.
Non più un sogghigno, ma un pianto è ora celato dietro il (4.26), l’inspiegabile e irraggiungibile verità dietro al numero, prima massa e ora quantità divina e trascendente.

Chiudiamo la (purtroppo) breve rassegna di componimenti di questo illustre autore con un assaggio della cosiddetta “poesia dell’industria”:

Pompa trocoidale

È una pompa meccanica
volumetrica
in cui il pistone ruotante
nella camera
operativa ha la forma di
ipotrocoide.

Queste pompe possono avere
velocità di pompaggio
varie.

Si apprezzi innanzitutto il preziosismo linguistico del verso 6, allusione scherzosa all’ipocondria dello Zeno di Italo Svevo e assieme al trotskismo sognante di antiquate coscienze politiche.
Ai tecnicismi della seconda strofa si affianca poi la poetica del vago e dell’indefinito: le velocità di pompaggio sono varie, “della stessa sostanza dei sogni”, potremmo aggiungere shakespearianamente, sogni di cui l’uomo è composto e che trasmette ad ogni sua opera. Persino alle pompe trocoidali.

Così salutiamo il nostro Bruno Ferrario, che si allontana, grande tra i grandi, nel pantheon dei letterati immortali. Ci piace ricordarlo mentre declama i suoi componimenti dopo aver lasciato inavvertitamente scivolare dell’elio dentro una camera da vuoto.

Grazie, Bruno.

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