Una proposta

di Nelv


Volevo esternare questa sensazione che ho addosso da un po’, di partecipare ad una gara senza essermi iscritto – riflessione piuttosto ingenua, ma volevo farla lo stesso.

Ecco, ad esempio: a me piace studiare quello che studio, non lo dico per dire, mi piace tantissimo e non farei (in buona approssimazione: non faccio) altro nel quotidiano, però non si potrebbe evitare ogni sei mesi l’interrogatorio dove qualcuno decide quanto bene sto facendo il mio lavoro e me lo scrive su un pezzo di carta? Non si potrebbe evitare che un domani la gente guardi prima il pezzo di carta e poi decida se e come guardarmi negli occhi?

Oppure, per carità, a me piace pensare e parlar di quel che penso, I spend my days in conversation, mi piace quando posso applicare un’idea di wit & conceit, ecco, però non si potrebbe fare della conversazione qualcosa di più dell’evoluzione del confronto fisico? Dico, non si potrebbe avere tutti ragione senza che nessuno pretenda di averla, o di averle tutte quante, e parlare amabilmente per dare ad ogni concetto una veste più elegante?

Ma anche, anche questo è importante, non si potrebbe avere veramente un amor ch’a nullo amato amar perdona, una felicità non suprema, non eterna? Basterebbe avere un istante di serenità che non debba esser speso per riprendersi dalle fatiche fatte per ottenerlo, un farsi compagnia senza le acredini del possesso, della gelosia. Non si potrebbe avere un amore più semplice per quelli che l’amore non sanno dimostrarlo, un essere abbastanza felici, senza voler strafare?

Ho questa sensazione, che la vita sia una gara e che siamo obbligati a correre perché i premi sono indispensabili alla sopravvivenza, e allora volevo proporre, possiamo fare una vita a corsie? Per quelli che vogliono la felicità eterna, la gloria, il denaro, si battano nell’arena; per gli altri, organizziamo un angolo, un tavolino con anche solo due sedie, niente di eccezionale.
Per chi si sente di avere il fiato corto, volevo chiedere, possiamo fare quest’eccezione?

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