Vecchi risentimenti

di Nelv


(contiene qualche spoiler sul Grande Gatsby)

Ho visto ieri sera Il Grande Gatsby; il film mi è piaciuto non tanto di per sé – è carino, ma nulla di sconvolgente -, ma perché mi ha richiamato le sensazioni provate alla lettura del libro. Scrivevo a mo’ di recensione su aNobii, il 10 Luglio 2009 (!):

Avevo letto di questo libro in “Norvegian Wood” di Murakami Haruki, che mi è piaciuto moltissimo, dove era stato descritto come un libro fantastico, il preferito del protagonista nonché di altri. Mi aspettavo davvero qualcosa di eccezionale.

Ma partire prevenuti risulta essere nella maggior parte dei casi svantaggioso. Il risultato è stato che ho letto il libro in fretta, aspettando continuamente un qualcosa che, alla fine, non è arrivato. Ciò non toglie che il libro si faccia leggere volentieri e sia molto carino.

Però non mi ha lasciato nulla, ecco.

Curiosamente, ho un ricordo diverso della lettura del libro; credo che la recensione poco entusiasta fosse una sorta di vendetta nei confronti dell’autore: non tollero finali che non siano lieto fine, e ci vuole un certo lavoro interpretativo per trasformare il finale del Grande Gatsby in un lieto fine – dal 2009 devo aver sviluppato un po’ meglio tale capacità, perché sono riuscito a scorgere qualcosa di buono nel finale, e mi sentirei di addolcire un po’ quelle vecchie righe.

Parlare del finale è comunque, secondo me, fuorviante: il punto di forza del libro credo sia un altro.

Guidato dalle parole del narratore, il lettore assiste alla parabola di Gatsby, e, ecco, il problema è proprio nel modo in cui è costruita una parabola: già mentre si sale ci si accorge che lentamente si sta rallentando, e quando si è al punto più alto si realizza infine che è in programma una disastrosa caduta. Così già mentre a Gatsby tutto va bene, mentre il suo piano si sta perfettamente realizzando, un’inquietudine comincia a serpeggiare nelle vene del lettore, un’inquietudine per la vicenda in sé e per il protagonista del romanzo, che non capisce che sta viaggiando verso una fine tremenda, e che lo fa col sorriso sulle labbra.

Fino all’ultimo sperai in un tradimento di Fitzgerald – speravo veramente che, dopo aver dato quest’impressione per più pagine, svoltasse all’improvviso e tirasse fuori un lieto fine. In fin dei conti il presentimento della morte è già abbastanza atroce, perché esagerare e inserire la morte vera e propria? Non gliel’ho mai perdonato.

Nella morte di Gatsby riecheggiano le parole di Russell: «[…] dobbiamo imparare tutti che il mondo non è stato fatto per noi, e che, per quanto possano essere belle le cose che bramiamo, il destino può nondimeno vietarle». Ed è una verità che uno non vorrebbe scoprire.

Annunci