Guest stars – XXIII

di Nelv


Il progetto di racchiudere un mondo in un libro è forse ambizioso, ma non manca mai di riscuotere ammirazione. Se si fallisce con stile, s’intende.

(la traduzione è subito dopo)

My parents thought that I would be
As great as Edison or greater:
For as a boy I made balloons
And wondrous kites and toys with clocks
And little engines with tracks to run on
And telephones of cans and thread.
I played the cornet and painted pictures,
Modeled in clay and took the part
Of the villain in the “Octoroon”.
But then at twenty-one I married
And had to live, and so, to live
I learned the trade of making watches
And kept the jewelry store on the square,
Thinking, thinking, thinking, thinking, –
Not of business, but of the engine
I studied the calculus to build.
And all Spoon River watched and waited
To see it work, but it never worked.
And a few kind souls believed my genius
Was somehow hampered by the store.
It wasn’t true. The truth was this:
I didn’t have the brains.

[E. L. Masters, Antologia di Spoon River – Walter Simmons]

In italiano:

I miei genitori pensavano che potessi diventare
grande come Edison o più grande:
perché da ragazzo costruivo palloni
e meravigliosi aquiloni e giocattoli a orologeria
e piccole locomotive con rotaie per correrci
e telefoni con barattoli e filo.
Suonavo la cornetta e dipingevo,
modellavo l’argilla e interpretavo la parte
del cattivo nell’Octoroon.
Ma poi mi sono sposato a ventun anni
e dovevo vivere, e così, per vivere
ho imparato il mestiere di orologiaio
e tenevo un negozio di gioielliere in piazza,
pensavo, pensavo, pensavo, pensavo –
non agli affari ma al congegno
di cui studiavo la matematica per poterlo costruire.
E tutta Spoon River stava all’erta e aspettava
di vederlo funzionare, ma non funzionò mai.
E alcune anime gentili credettero che il mio genio
fosse in qualche modo ostacolato dal negozio.
Non era vero. La verità era questa:
io non avevo abbastanza cervello.

Annunci