Con un piede ancora in terra

di Nelv


e con questo sguardo di animale in fuga.

Sul sentimento di rabbia – rabbia – che ho in corpo ci sarebbe da interrogarsi.

La rabbia fa parte della larga schiera dei sentimenti da me inespressi, e del piccolo club di quelli da me ignorati. Non credo di sapere di preciso cosa voglia dire arrabbiarsi, ma si potrebbe anche dire che prendo tutto troppo poco sul serio perché mi ci possa arrabbiare; ancora meglio: ciò che prendo sul serio non è in grado di farmi arrabbiare.

Invece, invece mi sento questo fuoco dentro, e ho una gran voglia di tirare qualcosa, quantomeno un pugno, a qualcosa, o magari a qualcuno, ed è un desiderio, un bruciore, che mi è del tutto estraneo. È come quando da piccoli si viene sollevati di peso da terra, non so se mi spiego.

Non è tutto qui, ne ho guadagnato – ne sto guadagnando – in vigore, in determinazione; tutto questo fuoco non mi dà solo una testa calda, ma pare serva a cuocere qualcosa: sfruttiamolo. In questo momento, tuttavia, ciò che gradirei maggiormente sarebbe una specie di sacco a cui tirar pugni in camera, e qualcuno che mi insegni come accidenti si tira un pugno, secondo me tirare pugni è come nuotare, non basta capire il movimento, bisogna in certo senso essere il movimento, finché viene spontaneo, per me non è così.

Poi sono quasi rimasto fuori di casa, e volevo tirare un pugno alla porta, poi alla chiave, poi al cancello, poi fino alla ferramenta più a nessuna cosa o persona, poi mi han duplicato la chiave rotta, che era il motivo per cui sono rimasto fuori di casa. La chiave che ho ora funziona.

Un’altra cosa che vorrei fare è urlare, come quando si ha bisogno di vomitare e non si riesce, e questo non riuscirci dà malessere, allora uno è disposto ad andare in bagno e ficcarsi due dita in gola, e così vomita – solo che io ho il malessere e le dita in gola non risolvono il problema, mi sono anche sforzato di urlare, ma la voce non esce, non esce e questo mi fa arrabbiare, e vorrei dare un altro pugno. O tirare qualcosa. A qualcosa, oppure qualcuno.

Questo fuoco mi ha fatto sfornare un ottimo (penso) scritto d’esame, e spero mi giovi accademicamente per tutta la sessione: al contempo, non mi piace essere alla mercé di una fiamma che controllo a malapena. Per dire – mi dilungo perché secondo me non si capisce, io un mese fa non avrei capito -, ora sto scrivendo qui al computer e accanto c’è il cellulare, e davanti a me, oltre il monitor, la finestra aperta, io quello che ora più vorrei è prendere il cellulare e scagliarlo fuori dalla finestra, e se proprio devo dirla tutta anche rompere una tegola del tetto che il cellulare potrebbe raggiungere col suddetto lancio mi piacerebbe.

E invece mi terrò questo desiderio frustrato. Magari tiro un calcio al battiscopa.

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