Ancora dal fronte meridionale

di Nelv


Ancora per poco, credo.

«Non giudicare un libro dalla copertina» è un detto popolare che risale con ogni probabilità a periodi di scarsa alfabetizzazione delle masse: è infatti chiaro ad ognuno come sia impossibile al contempo credere al suddetto proverbio e avere chiaro in mente cosa sia un libro.

Banale rimarcarlo, un libro si giudica prima di ogni cosa dalla copertina, e come ultima cosa, i.e. dopo averlo concluso, dal contenuto: se è superfluo consigliare a chicchessia di non giudicare un libro dalla copertina una volta conclusa la lettura, non si fa bella figura a farlo quando il nostro ancora non ha acquistato il volume; si può invece concordare con chi suggerisce di evitare le copertine che, come venditori troppo zelanti, cercano in ogni modo di attirare l’attenzione su di sé: molto meglio il libro dall’aria discreta, dimessa, timida, che attende di essere preso per sfoggiare orgoglioso in quarta di copertina la biografia del suo autore ma non ha il coraggio di alzare la mano e farsi avanti.

Il buon libro, insomma, non si sforza di esserti simpatico: si siede lì, e se scatta l’amore, bene, altrimenti sconosciuti come prima, lui sul suo scaffale e tu nelle tue scarpe. Questi rapporti così amabili e chiari sono d’altronde possibili con i libri, e poco più, perché solo i libri, e poco più, hanno le due caratteristiche di (a) una netta differenziazione tra apparenza e contenuto e (b) un contenuto facilmente accessibile. Così non è per un paio di jeans, così non è un per essere umano.

Tutto questo per dire che dovrei infine convincermi a non comportarmi come il libro che ostenta la sua volontà di non voler fare assolutamente nulla per risultare simpatico: non è una buona strategia di marketing.

Parlando d’altro, visto che non ho un esame il 18 e per fortuna non ne ho uno una settimana dopo e vale a dire il 25, ho pensato bene di dedicarmi allo studio della storia bizantina: ho trovato in libreria un unico libro a proposito, di tale Ostrogorovsky, che è molto ben scritto; il mio intuito non mi ha tradito, e quella dell’impero bizantino risulta una storia molto interessante: senza troppa fatica un Valerio Massimo Manfredi dei poveri potrebbe tirarne fuori romanzi interessanti – i personaggi sono abbastanza vari da rendere spunti creativi nocivi oltre che inopportuni. Questa la recensione dei primi cinquecento anni, gli altri mille, forse, la settimana prossima.

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