La decadenza

di Nelv


Sbocciano i post della domenica.

Premessa: impero bizantino al suo apogeo (anno mille circa):

Impressionante, vero? Quando mi trovo a guardare mappe come questa, il primo sentimento è di sconfinata ammirazione, diciamo pure di orgoglio per appartenere alla stessa specie degli imperatori il cui dominio è rappresentato (un domani arriverà un alieno, un padreterno, e si potrà dire: dei nostri c’è Dante. c’è Newton, c’è Traiano, e potremo pretendere rispetto a ragion veduta, anziché affidarci a favole consolatorie); il primo sentimento è questo, il secondo è quel senso di sic transit gloria mundi, il retrogusto un po’ amaro che leggere eventi storici sempre comporta.

È interessante rilevare come alla presenza di un punto di apogeo seguito da una caduta consegua inevitabile una malinconia, una scossa di indignazione per la piega degli eventi; tuttavia un’assenza ipotetica di tale punto, che può essere data da [a] un continuo salire; [b] un mantenimento stabile del punto di apogeo, causa senz’altro [a] l’angoscia del non essere mai arrivati, del non poter vedere mai il nastro del traguardo; [b] l’angoscia di cui parla Dostoevskij nelle Memorie del Sottosuolo, angoscia della perfezione, per così dire. Dunque, da una parte malinconia, dall’altra angoscia e tertium non datur, come al solito: mi vado convincendo che un buon vivere sarebbe dato, a parità di condizioni, da un setting storico che oscilla tra due punti non eccessivamente distanti ma comunque ben distinguibili, tra ascesa e declino; si apprezzerebbero forse le parti migliori di entrambi, senza che mai sopraggiunga il tedio.

Fondamentale, in una prospettiva di questo tipo, sarebbe studiare la frequenza dell’oscillazione: nessuno sarebbe ad esempio particolarmente felice di vivere fino a 80 anni avendo vissuto, non so, 4 recessioni. Sarebbe forse l’ideale fare in modo che una vita media comprenda ciascuna delle due estremità, ma solo una volta: non a tutti toccherebbe lo stesso benessere nello stesso periodo, com’è ovvio, ma ho l’impressione che non ci ridurremmo, in assenza di Longobardi, Slavi e Avari, a invocare i Maya.

In realtà non volevo parlare di questo, però. Quando, leggendo dell’inizio della decadenza, ho trovato un accenno alla fioritura culturale della capitale avente origine proprio in quel periodo, prima di tutto mi è venuto in mente un brano di Tolkien, dopodiché l’elettrodinamica, infine gli Smiths.

Per quel che riguarda Tolkien, ero fermamente convinto che nel corso nella storia di Númenor il professore appunto all’inizio della decadenza di quel popolo dicesse qualcosa come da quel punto in poi furono più ricchi, ma mai più felici, o giù di lì. Di qui l’idea che l’apogeo effettivo precedesse quello, per così dire, sensibile: l’impero bizantino conosce uno dei suoi migliori imperatori, si espande e vara giuste leggi, ma sta già iniziando la dissoluzione quando è la sua cultura a passare il periodo migliore; Númenor conosce un periodo di felicità, ma la ricchezza materiale sopraggiunge quando questa felicità sta già scemando.
Ho cercato le parole in questione per più di un’ora sia sul Silmarillion che sui Racconti Incompiuti, ma non ho trovato niente: sono assolutamente certo di averla letta, quindi può darsi che abbia scambiato un regno per un altro. Ulteriori ricerche in seguito.

L’immagine che meglio esemplifica il concetto di cui poco sopra, comunque, è per me la seguente (per gli interessati, è da Introduction to electrodynamics, di D. J. Griffiths):

lagbehind

In figura viene rappresentata un’onda elettromagnetica in un conduttore: le due componenti dell’onda sono una in ritardo rispetto all’altra, così che  quando una delle due ha un massimo l’altra va già scemando; nonetheless, questi due affari che si rincorrono sono un unicum, due diverse facce dello stesso fenomeno, per così dire. Io credo che per l’apogeo reale e culturale, volendoli chiamare così, valga la stessa cosa.

Nel descrivere l’immagine il Griffiths scrive «The magnetic field lags behind the electric field» – il corsivo è nel testo, e credo che proprio per colpa di quel corsivo il lags behind mi sia rimasto in testa; mi sono ritrovato così a canticchiare il ritornello di Unhappy birthday come From the one you lag behind, piuttosto che left behind, come nell’originale. E dunque, perché non

Today I wish you a conductive medium
because you don’t diverge
and you hide
and if you should die
my rotor will increase
but I won’t cry

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