Con la chiavetta

di Nelv


Non ho internet a casa e non so se domani riuscirò a mettere un post: gioco d’anticipo.

Plurale quanto l’universo come suggerì il poeta portoghese, e come l’universo e il poeta portoghese sentendosi isolato e come forse l’universo e probabilmente il poeta portoghese tale isolamento soffrendo; come l’universo mediamente freddo e con scoppi d’ira che curvandosi su di sé chiama stelle, come l’umano universo ignorando se in espansione o contrazione, se finirà per esplodere o quietamente spegnersi, e temendo la condanna di un eterno oscillatorio ritorno.
Come una nave che per vele ha i ventricoli del cuore e per eliche parti di cui è bello tacere, come una nave che ignora di essere in una bottiglia che in uno scaffale da anni siede immobile; come tale nave finendo schiantato dalla distrazione di una domestica, dalla vita che volendo spolverare fracassò, e che volendo accarezzare prese a schiaffi.
Ancora, con quantistica pervicacia a suggerirsi che sbattere diecimila volte contro la stessa parete porterà infine ad attraversarla, noncurante dei fallimenti e immaginandoli parte fondamentale del piano, tale piano venendo modificato giorno per giorno in ragione dei fallimenti; sentendosi debole e prendendosi impegni per immaginarsi forte, schiacciato dagli impegni che ancora più debole rendendolo lo atterrano ripetutamente.
Sfuggendo gli amori possibili in quanto tali, e inseguendo gli impossibili per suggere infine la pura disperazione, completa in sé stessa e priva di ogni impurità, e continuando a infliggersela non potendo immaginare se stesso o il proprio sentire in maniera diversa; convinto che prima o poi sarà in grado di portarsela a letto, quella biondina, e assieme dicendosi che proprio allora smetterà di provare interesse per lei, prezzo che del resto pagherebbe volentieri.
Di notte tremando, per nulla scaldato dalle immagini di sé che sempre ha accanto, di giorno sforzandosi di ignorare le voci dei corpi e degli sguardi, le parole che ogni corpo e ogni sguardo gli urla addosso, e poi sedendo infine torvo e accorgendosi di qualche conoscenza accanto, assieme a un «Ciao!» abbozzerà un sorriso.

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