Qual buon vento

di Nelv


Il più inquisitorio dei saluti.

Ho pensato più volte durante la settimana alla favola di La Fontaine sulla quercia e il giunco (il testo dice canna, ma io preferisco giunco):

Disse la Quercia ad una Canna un giorno:
– Infelice nel mondo è il tuo destino:
non ti si posa addosso un uccellino,
né un soffio d’aria ti svolazza intorno,
che tu non abbia ad abbassar la testa.

Guarda me, che gigante a un monte eguale,
non solo innalzo contro il sol la cresta,
ma sfido il temporale.
Per te sembra tempesta ogni sospiro,
un sospiro a me sembra ogni tempesta.

Pazienza ancor, se concedesse il Cielo
che voi nasceste all’ombra mia sicura:
ma vuole la natura
farvi nascer di solito alla riva
delle paludi, in mezzo ai venti e al gelo.

– La tua pietà capisco che deriva
da buon cuore, – rispose a lei la Canna. –
Il vento che mi affanna
mi può piegar, non farmi troppo male,
ciò che non sempre anche alle querce arriva.

Tu sei forte, ma chi fino a dimani
può garantirti il legno della schiena? –
E detto questo appena,
il più forte scoppiò degli uragani,
come il polo non soffia mai l’uguale.

La molle Canna piegasi,
e resiste la Quercia anche ai più forti
colpi del vento, per un po’, ma infine
sradica il vento il tronco,
che mandava le foglie al ciel vicine,
e le barbe nel Regno imo dei morti.

Ecco, questa storiella io l’ho sempre presa come ammonimento agli orgogliosi, e ultimamente mi sono chiesto se in fin dei conti non avesse avuto vita migliore la quercia del giunco: la sopravvivenza è veramente un nobile scopo per la vita? Forse ciò che De La Fontaine vorrebbe proporre è una sorta di dualismo quercia-giunco, o meglio vorrebbe che si coltivasse la capacità di discernere le tempeste dai sospiri, quella che enfatizzava tale Niebuhr chiedendo  « la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza»: il problema non è riuscire a trasformarsi in una quercia o in un giunco, il problema è riuscire a muoversi nella zona di grigi dove, diciamolo pure, le tempeste son tempeste di sospiri, e i sospiri forieri di tempesta.

A me non piacciono querce né giunchi: preferisco la salsola.

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