Exit Cristina

di Nelv


Calano i primi siparî.

Era forse in una biografia di Leopardi che ho letto qualche tempo fa la massima (a proposito di una qualche suddivisione) «Come ogni buona classificazione è molto articolata, e come ogni buona classificazione è falsa»: una classificazione soddisfacente della società, dei fenomeni o degli eventi è necessariamente falsa, perché, a qualsiasi livello, altro non è che una semplificazione, un imbastardimento reso necessario dall’incapacità di afferrare il fenomeno nella sua completezza. Un po’ come quando il computer, che non è in grado di pensare il pi greco, scrive un numero con un milione di cifre decimali e lo chiama pi: ok, è indistinguibile dall’originale, ma non è la stessa cosa.

Così una separazione, che si sarebbe portati ad immaginare con uno stacco netto, dal bianco al nero, dal vedersi sempre al non vedersi più, è allo stato naturale uno sbiadire dal vedersi spesso al non vedersi mai, di cui ci si rende conto troppo tardi, e cui troppo tardi si tenta di rimediare: pur non avendo intenzione di rimediare, me ne sono accorto per tempo, e ho deciso che, anche se continuerò a vedere di tanto in tanto Cristina in giro, è a questo punto del play che Exit Cristina, è qui che si passa dal bianco al nero. Lo faccio perché fissare una data vuol dire poterla ricordare, qualora lo si voglia, e perché non costa nessuna fatica.

Procederò ad un breve ritratto.

William Hazlitt fu uno scrittore inglese del diciannovesimo secolo, a me noto solo per un suo aforisma: «The most silent people are generally those who think most highly of themselves.»: è un principio che ho trovato spessissimo verificato, e che spesso mi è venuto in mente pensando a Cristina.

Ad un primo approccio è estremamente malleabile, incapace o noncurante di esporre le proprie opinioni, ma chi volesse approfondire la sua conoscenza si ritroverebbe presto davanti ai due paradossi di (a) dover lottare per farle proporre quello che desidera fare; (b) trovare dei veti irremovibili in argomenti che si direbbero del tutto innocui. Cristina ha una forza di volontà granitica ed è straordinariamente orgogliosa: pur non ritenendo di essere a priori superiore a nessuno, tiene per certo che nessuno sia superiore di lei, come una verità rivelata che la dispensa dal fardello del confronto, di doversi trovare o darsi un ruolo.

La malleabilità di cui ho parlato altro non è che il più sofisticato degli scudi contro gli estranei, che le permette di eludere qualsiasi tipo di discorso indesiderato e impedisce a chi le è sgradito di sapere effettivamente qualcosa dei suoi pensieri: quanto scrivo discende in effetti soltanto da una lunga e paziente osservazione, dal gioco intellettuale di voler capire tutto del funzionamento interno di un orologio senza che sia permesso smontarlo.

Di statura medio-alta, una corporatura piuttosto esile la rende aggraziata, mancando dei pochi centimetri che la renderebbero uno sfortunato manico di scopa: ciononostante il passo è pesante quando è costretta a interagire con chi le sta intorno, tornando naturalmente leggero se mentre cammina nessuno la disturba, e quasi saltellante in rari momenti d’allegria. La felicità non le è estranea, l’allegria rimane forse insolita.
I capelli sono di un biondo chiaro, lisci e tenuti lunghi, gli occhi azzurri risultano grandi, a mio parere, perché parla molto poco, lasciando allo sguardo l’onere della conversazione: arrossisce violentemente, tiene gli occhi bassi se messa all’angolo ma li punta dritti sul viso se ritiene che si sia passato il segno. Questi atteggiamenti sorprendono e quasi spaventano per la loro scarsa frequenza e grande distanza dal comportamento usuale.

Conoscendola meglio è più facile che esprima un proprio parere o suggerisca sua sponte delle alternative ai piani proposti, anche se più spesso continuerà a uniformarsi per evitare qualsiasi tipo di discussione. Naturalmente ha argomenti di cui le fa piacere parlare, e una volta identificati si può agevolmente portare la conversazione su questi ultimi e tentare uno scambio più naturale: lo scorrere del tempo risulta comunque il miglior modo per giungere ad un normale rapporto di amicizia, e forse l’unica anomalia nel comportamento di Cristina è nella dilatazione dei tempi tipici nei rapporti umani.

Ottima cuoca, frequentandola si capisce come trovi rifugio da ciò che negli altri o nel mondo la ferisce in ciò che nel mondo parrebbe più superficiale e etereo: comprare uno smalto, guardare un film o preparare un buon sugo sembra fornirle una sicurezza e un senso di realizzazione che è difficile non invidiarle, così come è inizialmente difficile smascherare questa invidia dietro un senso di compatimento. Ci si riduce a pensare che sia una persona molto fragile e bisognosa di cure, ma io non credo che sia vero: sono sicuro che le apprezzi se vengono da chi lei desidera, ma per il resto è una persona di incredibile forza, forse la più forte che finora abbia mai conosciuto, e la conferma di questa forza è il millimetrico controllo con cui viene esercitata.

Non sarebbe esaustivo definire Cristina come timida, né come orgogliosa, ritrosa o altèra: in una sola parola, Cristina è autarchica.

Ora che ho svolto il mio lavoro di archivista, passiamo all’ultima news, che è la rinnovata apertura del blog della Donnola: in questi giorni viene pubblicato un racconto in più puntate, ben scritto (il problema della Donnola è l’incostanza, mai la qualità). La prima è qui.

edit: io traccio i miei ritratti, poi apro facebook e mi trovo davanti questo.

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