Questione di astuzia

di Nelv


Come sempre.

Scrive Pavese:

L’arte di considerare la donna come la pagnotta: problema di astuzia.

Il nostro provava un odio particolare per gli astuti, odio ed invidia: l’astuto è l’antitesi dell’ingenuo (Pavese stesso), e fan parte degli astuti tutti coloro che hanno successo nel bel mondo, che sono in grado di mentire agli altri e a se stessi, dominando le proprie passioni anziché soccombervi.

Di questa astuzia Pavese sentiva una gran mancanza, ritenendola fondamentale per avere una vita felice:

Abbiamo delle debolezze. Siamo convinti che il proprio bagaglio nessuno lo può cambiare. Cerchiamo con l’astuzia di trasformare in valori le debolezze. Ma se nel bagaglio manca proprio l’astuzia?

L’odio deriva dall’incapacità di essere astuto, ma anche da un’obiezione morale all’astuzia. Un po’ la storia della volpe e l’uva, e lui lo sapeva.

Il mondo si vive con l’astuzia. E va bene. Solamente gli astuti sanno fare il male, trionfando.

Parli sempre d’astuzia proprio tu che sei nato per tutt’altro.

Perché nasconderlo? Tu sei una self-elected anima bella tarpata dal primo paio di cosce che si sono spalancate per te.

Pavese realizza di aver fallito nel tentativo di essere astuto, e di aver perso nel tentativo la precedente, supposta innocenza.

Vivo attualmente come i più spregevoli personaggi che mai mi abbiano fatto indignare in gioventù.

Chiaramente è un discorso da manichei, ma mentre lo penso so già che questa è un’osservazione da astuti. È un fatto che abdicando alle proprie passioni si possano sovente avere nell’immediato risultati più tangibili: quando il nostro afferma che il mondo si vive con l’astuzia, aggiunge anche che (continua direttamente dalla prima delle tre citazioni precedenti)

Chi soffra per questo stato di cose e decida di fare una porcata per vendicarsi, per mettersi a posto, per trionfare, deve riflettere che poi gli toccherà sempre di vivere con astuzia, saper trionfare, altrimenti l’astuta porcata commessa una volta tanto servirà solo a tormentarlo, contrastando con tutto il suo persistente stato di non-astuto, di non-porco, d’inetto.

Non sono ancora tanto coraggioso da tentare l’astuzia in amore; ho la stessa paura di Pavese, e cioè di doverla poi praticare per sempre. Non è detto sia così, ma meglio non rischiare.
Rimane vero che applicata in altri contesti l’astuzia ha dato i suoi frutti: per quanto ad ora mi sembri di essermi prostituito i neuroni per più di un mese, ritengo lo scopo degno di questi mezzucci, e presto si dovrebbe vedere l’alba. Speriamo.

Nel frattempo sto ascoltando un po’ di Vecchioni.

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