Modelli sbagliati

di Nelv


Perché non tutti hanno un buon intuito.

To look up to someone vuol dire in inglese “guardare qualcuno con ammirazione e rispetto”. Si potrebbe pensare che il contrario sia to look down to someone, e invece è to look down on someone. Questa cosa mi aveva incuriosito perché ritenevo il to semplicemente un complemento di termine, e invece è anche un rafforzativo di up, per lo stesso motivo per cui on rafforza down. Guardare verso il basso, su di qualcuno: sappiamo già che quel qualcuno è più in basso dal down, ma l’on lo ribadisce: è un’espressione tanto insultante quanto la prima è lusinghiera.

Who do you look up to? è una buona domanda da fare a qualcuno che non si conosce: non vuol dire chi vorresti essere, ma chi pensi che potresti essere; può essere qualcosa di molto preciso, molto più di un’indicazione generica su un ruolo lavorativo o familiare.
Ma ragionare in negativo è estremamente più semplice.

Ci pensavo oggi. Mi dicevo che chi non ha niente da insegnarmi è chi non ha mai subito una seria sconfitta, o battuta d’arresto: per non cadere mai ci vuole molta abilità e un’immensa fortuna, per sapersi rialzare credo che una grande abilità sia sufficiente. Una delle scene che più ho apprezzato de Il Divo è la seguente:

Per lo stesso motivo ho letto con piacere la storia di Giustiniano II, l’imperatore bizantino costretto (nell’ordine) alla mutilazione, all’abdicazione e all’esilio, in grado di tornare sul trono dopo aver congiurato con i nemici dell’Impero, e, una volta alla guida dello stesso, di sopraffarli: sappiamo tutti come comportarci nei momenti felici, è una traccia per i momenti tristi quella che ci serve; e la perfezione è un grande ideale, ma bisogna battere una strada imperfetta.

Scegliere qualcuno che abbia passato momenti difficili e ne sia uscito più o meno vivo non è comunque abbastanza: giova poco studiare i comportamenti di una personalità troppo lontana dalla propria, e trovandosi sotto pressione non si può costringere la propria testa a funzionare in una maniera diversa da quella che le è più congeniale; gli ingenui, le anime belle, escono dalle cattive situazioni grazie al loro stesso buon cuore, che spesso e volentieri genera un moto di sincera compassione da parte delle persone da cui si circondano – non sempre: anche qui c’è un fattore di abilità che non possiamo trascurare, anche volendolo considerare inconscio.Non trovo di nessuna utilità studiare le brutte vicende degli ingenui: è come avere per le mani una mappa dettagliata che permette di uscire dal labirinto a patto che si abbia una pala, o un grimaldello; non avendo nessuno dei due, è carta straccia.

È per me molto più interessante, invece, vedere come se la cavano i calcolatori una volta messi all’angolo: ci sono tipi di calcolo che non sono scienze esatte, ed è difficile che non ci si sbagli mai.

Per questo motivo sto trovando House of cards una visione particolarmente educativa in questi giorni: regolarmente il protagonista si rivolge alla telecamera e spiega al pubblico i suoi piani, e condivide le sue considerazioni sulla natura umana. E sbaglia, e cade, e si rialza; nel frattempo io prendo appunti.

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