Essere speciali

di Nelv


Come tutti gli altri.

Leggevo qualche tempo fa – non ricordo dove – delle prodigiose abilità di Vasco, in grado di riunire migliaia di persone in uno stesso luogo e spingerle a cantare «Siamo solo noi». Solo.

Il fatto è certamente significativo, ma la responsabilità del fenomeno credo vada oltre e più a fondo di Vasco. Si può altrimenti dire che in questo senso abbiamo un fan di Vasco Rossi già nella Vita di Galileo:

Io non sono una nullità su una stella qualunque, che rotola un po’ qua e un po’ là! Io cammino con passo sicuro sulla terra, e la terra sta ferma ed è il centro di tutte le cose, e io sto al centro e l’occhio del Creatore sta sopra di me. Intorno a me, fissate a otto calotte di cristallo, girano le stelle fisse e il grande luminare del sole, creato per diffondere luce su ciò che mi circonda e anche su me, cosicché Dio possa vedermi. È dunque chiaro e incontrovertibile che tutto è fondato su di me, l’uomo, la più sublime fatica di Dio, l’essere centrale che Dio creò a sua immagine e somiglianza…

(bisogna anche rilevare che questa deriva religioso-tolemaica è difficilmente rintracciabile nelle canzoni del nostro)

A volte mi sembra che nel succedersi delle epoche l’unica cosa che le varie civiltà cerchino è una giustificazione per la frase «È dunque chiaro e incontrovertibile che tutto è fondato su di me»: per il cardinale della Vita di Galileo si fa poggiare la cosa sul Padreterno; per noi? Studiando un po’ di storia si ha l’impressione che ci siano stati maggiori cambiamenti dal 1800 ad oggi che dalla fondazione di Roma al 1800: cosa devo pensarne?

Voglio dire, è possibile che siamo in un’epoca storica più speciale di tutte le altre, a livelli di conoscenza che mai erano stati raggiunti? È vero che siamo più speciali di tutti quelli venuti prima di noi – che certo, in qualche modo hanno contribuito a quello che oggi abbiamo, spalle e giganti e tutto -, con quale diritto puntiamo il dito su quello che è stato prima e diciamo: Questo è bene, questo è male?

Se la risposta fosse Sì, è vero che siamo più speciali ed è in base a questo che otteniamo il diritto di giudicare, non ci sarebbe da chiedersi perché – se le cose sono come appaiono, non trovo mai troppo stimolante chiedermi perché.
Se la risposta fosse no, invece, la vicenda sarebbe certo più interessante, perché vorrebbe dire che come qualsiasi altra civiltà cerchiamo un modo di distinguerci e di crederci speciali. Rimarrebbe da capire in quale modo questa unicità sia una costruzione fittizia e non una realtà: lo si vorrebbe capire per essere, finalmente, speciali.

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