Ordine e disordine

di Nelv


Contrasti.

È normale che un principio che predica il dominio del disordine sull’ordine abbia fortuna in periodi di scarsa stabilità; per chiedersi se sia effettivamente valido nelle cose degli uomini – sulle particelle non pronunciamoci, è così difficile parlare di qualcosa che nessuno ha mai visto -, basta guardarsi indietro e controllare se effettivamente una tendenza al disordine c’è stata, e, qualora non ci fosse stata, se quest’assenza di disordine fosse comunque prevista dal principio in questione.

Non è un compito facile.

Ad una prima analisi le società sembrano costituite da un gruppo di individui, ognuno col suo particolare scopo e disposti ad alleanze pur di ottenere quello che vogliono. Pare che ci sia ordine quando in qualche modo non ci siano due “grandi obiettivi” in contrasto: per farla semplice, se l’Imperatore vuole qualcosa e se al popolo conviene “allearsi” con l’Imperatore – e ovvero, se l’I. è in grado di dare ai sudditi quello che vogliono – allora c’è ordine. Quando questo non accade, i sudditi o la corte si rivolgono a qualcun altro, che scambia la sua capacità di soddisfare gli altrui bisogni con la promessa di aiuto per soddisfare il proprio: prendere il posto dell’I., iniziare una secessione, etc.

Non credo, comunque, che tutto stia nelle capacità di un condottiero di prendere in mano le sorti dello stato: devono anche mancare condottieri di simile abilità. Voglio dire che non conta in assoluto la bravura di chi comanda, ma piuttosto quanto è bravo rispetto a coloro che lo circondano, di quanto è riuscito a staccare il secondo classificato.

Mi ha colpito nella genealogia imperiale di Bisanzio la sostanziale assenza di autocrati folli: nessun Nerone a Bisanzio, per intenderci. Devo ancora pensare bene a cosa possa significare, e non so assolutamente quanto il secondo principio possa essere applicato in questi frangenti.

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