I rubinetti e il sole

di Nelv


Non credo di avere cose interessanti da dire, questa settimana.

Mi ridurrò al solito escamotage, lasciare una canzone:

Già che ci sono, qualche commento sparso:

  1. Mi piace molto, ma non ho idea del perché: non riesco ad interpretare gran parte del testo;
  2. Una cosa che ho notato: «tutto quello che so dire / è che sovente ‘l mio dolore / sa farmi divertire: c’è una stessa struttura che si ripete espandendosi. Tra le sillabe con s, d e r inizialmente non c’è spazio (“so-di-re”), successivamente vengono interposte 4 sillabe tra la prima e l’ultima, inizialmente in ragione di tre a uno, poi due a due. In ogni caso una struttura del genere dà il piacere della ripetizione (dell’assonanza, insomma) senza portarsene dietro l’artificiosità. Non è male!
  3. Leggendo I fiori blu ho avuto per un certo tempo l’impressione che il conte a cui si riferisce Vecchioni nella canzone potesse essere proprio uno dei protagonisti del racconto: mi sono ricreduto abbastanza in fretta. Mi piacerebbe comunque capire a chi si riferisce il cantautore – magari riuscirei anche ad arrivare al significato di fare a pezzi “i rubinetti e il sole”;
  4. «Abbasso questa libertà»: più libertas e meno licentia, o almeno così mi piace vederla. Abbasso questa libertà.
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