To see or not to see

di Nelv


Barry Lyndon, parte 1.

In treno ho visto la prima metà di Barry Lyndon – in quanto alla seconda, ho scoperto che i sottotitoli erano a tradimento disponibili solo in spagnolo o tedesco, e ho dovuto rinunciare. Pensavo fosse un film pesantissimo: tipico film d’autore, una pena che ci si infligge per poi potersi vantare di averla sofferta. A questo proposito, mi sento di notificare che per me guardare un film impegnato è come farsi raccontare un libro impegnato: un narratore molto bravo non può far altro che produrre qualcosa di ugualmente pesante, dal momento che alleggerire è semplificare, perdendo qualcosa dell’originale.

Dal momento che un narratore di bravura ideale è inesistente, concludiamo che il film è più pesante di quanto sarebbe stato il libro originale. Quando non c’è ispirazione dal libro, il film è soprattutto una grande fonte di fraintendimento, certamente maggiore di quella che avrebbe fornito un libro, e a questo dobbiamo la larga fortuna del cinema impegnato: ognuno capisce quel che vuole, pensando di aver colto esattamente il pensiero del regista. Inoltre, non c’è un tempo fisso per leggere un libro, laddove c’è un tempo fisso per guardare un film: accada quel che accada, terminata la proiezione è finita la tortura e si può dire di averlo visto; 300 pagine possono richiedere più di un’esistenza.

Ritengo che il cinema sia soprattutto da considerare fonte d’intrattenimento: Barry Lyndon intrattiene.

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