Androidi e no

di Nelv


Cose che Cartesio non avrebbe dovuto sapere.

Ho finito da poco di leggere Il discorso sul metodo, e sono rimasto impressionato dalla disinvoltura con cui Cartesio parla di macchine e di intelligenza artificiale. Un estratto:

[…] se ci fossero macchine con organi e forma di scimmia o di qualche altro animale privo di ragione, non avremmo nessun mezzo per accorgerci che non sono in tutto uguali a questi animali; mentre se ce ne fossero di somiglianti ai nostri corpi e capaci di imitare le nostre azioni per quanto è di fatto possibile, ci resterebbero sempre due mezzi sicurissimi per riconoscere che, non per questo, sono uomini veri.
In primo luogo, non potrebbero mai usare parole o altri segni combinandoli come facciamo noi per comunicare agli altri i nostri pensieri. Perché si può ben concepire che una macchina sia fatta in modo tale da proferire parole, e ne proferisca anzi in relazione a movimenti corporei che provochino qualche cambiamento nei suoi organi; che chieda, ad esempio, che cosa si vuole da lei se la si tocca in qualche punto, o se si tocca in un altro gridi che le si fa male e così via; ma non si può immaginare che possa combinarle in modi diversi per rispondere al senso di tutto quel che si dice in sua presenza, come possono fare gli uomini, anche i più ottusi. L’altro criterio è che quando pure facessero molte cose altrettanto bene o forse meglio di qualcuno di noi, fallirebbero inevitabilmente in altre, e si scoprirebbe così che agiscono non in quanto conoscono, ma soltanto per la disposizione degli organi. Infatti mentre la ragione è uno strumento universale, che può servire in ogni possibile occasione, quegli organi hanno bisogno di una particolare disposizione per ogni azione particolare; ed è praticamente impossibile che in una macchina ce ne siano a sufficenza per consentirle di agire in tutte le circostanze della vita, come ce lo consente la nostra ragione.

Incredibile, vero? Cosa intenda per organi lo si capisce bene dall’esempio, sono una sorta di corrispettivo materiale di sequenze di codice: prendono in input degli stimoli – una pressione in qualche punto, nell’esempio -, li elaborano e producono un output -una domanda, o un lamento. L’osservazione chiave è che un’ipotetica intelligenza artificiale dovrebbe avere a disposizione un codice tanto lungo da considerare ogni possibile input, codice praticamente irrealizzabile; la ragione è invece in qualche modo “uno strumento universale”. Oggi si potrebbe dire che genera codice a sua volta.

Forse sono io ad avere un’opinione troppo bassa degli uomini del 1600, ma non capisco come possa venire in mente a qualcuno che non ha dietro di sé neanche una guerra mondiale una cosa del genere:

Ed è ancora assai notevole il fatto che, sebbene molti animali mostrino in qualche loro azione un abilità maggiore della nostra, non ne rivelino tuttavia nessuna in molte altre, per cui quel che fanno meglio non prova che abbiano un intelligenza, giacché se così fosse ne avrebbero più di chiunque fra noi e riuscirebbero meglio in ogni cosa; prova piuttosto che non ne hanno affatto, e che ciò che agisce in essi è la natura, in virtù della disposizione dei loro organi: così come un orologio, fatto solo di ruote e di molle, può contare le ore e misurare il tempo con maggiore precisione di quanto possiamo noi con tutto il nostro senno.

Vorrei commentare, ma è così chiaro che ogni commento sulla questione finisce col lasciare il tempo che trova. Continuerà a sembrarmi molto strano, in futuro, dover ricorrere alle parole di Cartesio per spiegare in che modo un robot può essere distinto da un essere umano e accostato ad un animale.

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