Saltatempo

di Nelv


Un libro che non mi è piaciuto.

Ma non volevo parlare di Saltatempo, volevo osservare che è la prima volta in, boh, un paio di anni?, che salto un post. L’ho fatto slittare a domenica senza troppi rimorsi, poi domenica non ero in vena e ho rimandato a lunedì, ma la settimana è iniziata e mi ha trascinato via. Capita, ma solo se lo si fa capitare.

Ad ogni modo, il periodo è veramente molto concitato, pieno di scadenze burocratiche et similia. Mi trovo ad osservare, d’altra parte, un cambiamento dentro di me che è partito nelle giornate immediatamente successive a Pasqua e non accenna a fermarsi: e anche se non trovo un motivo particolare per un avvenimento di questo tipo – penso cose a cui prima non pensavo, formulo argomentazioni che prima non ero in grado di concepire, mi trovo a sostenere opinioni che non dico aborrissi, ma che neanche consideravo utili alla discussione -, devo esprimere riconoscenza per un cambiamento a lungo invocato e infine giunto.

Mi ha sempre fatto paura, dello psicologo, l’idea del lavaggio del cervello. Vedevo, e vedo, lo psicologo come un abile retore che ha lo scopo di modificare il flusso dei pensieri del paziente in modo da riportarlo ad una supposta normalità: è quello che fa un medico che si occupa di correggere la postura – mi dicono dalla regia: fisiatra.
Il punto è che una postura errata può ad esempio essere sorta spontaneamente, come conseguenza di cattive abitudini; il ritorno alla normalità è invece forzato, come intervento esterno che comporta azioni non spontanee: la ginnastica posturale, per dire. Si può ragionare nello stesso modo con una mente? Abbiamo allo stesso modo una cognizione di modo giusto di pensare, o andare dallo psicologo può voler dire farsi scomporre una postura diversa da quella della maggior parte delle altre persone, ma non per questo dannosa o peggiore?

Si può pensare all’amor proprio come ad un malanno accessorio prodotto dalla stessa diavoleria che infesta la mente per tutti gli altri riguardi, e che ha il solo scopo di impedire che l’infetto chieda aiuto. Nel mio caso ha funzionato, perché ogni volta che ho creduto nella necessità di un intervento esterno mi sono anche reso conto che questo avrebbe comportato una forzatura esterna, e per paura di distorcere con un trattamento artificiale lo sviluppo naturale di quel che ero, e sono, mi sono sempre trattenuto. E ho sperato di saper trovare da solo il modo di superare i tarli che avrei voluto curati da altri.

Son tarli che hanno tutti, e forse l’unico tarlo vero è quello che porta al riesame ossessivo degli stessi: rimango convinto che resistere e cercare la propria soluzione sia il modo migliore di operare. Anche quando quella che sembra essere la soluzione arriva inaspettatamente, e senza che si sia fatto nulla per procacciarsela o averla meritata.

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