004 – Inerzie

di Nelv


Il marciapiede è coperto da una sottile patina di ghiaccio, e non si può dire che le mie scarpe siano adatte a questo tipo di situazione: se non sto bene attento a dove metto i piedi rischio uno sdrucciolone da manuale. Nulla di grave, s’intende; il ghiaccio è qui già da qualche tempo, e ho visto diversi passanti sparire all’improvviso dalla mia vista, per ritrovarli seduti in terra e doloranti.

Come hai già capito, decido di rischiare e inizio a scriverti. L’aiuola che ora ho alla mia destra non la riconosceresti più: e già sarebbe troppo chiamare aiuola questo spiazzo erboso, non fosse altro che ora non fa più differenza, ricoperto com’è da uno strato uniforme di neve. La forma del blocco, per via di un certo rigonfiamento del terreno, me la fa sembrare un’onda cristallizzata: le porosità della neve in superficie e le differenze nello spessore che si riescono a indovinare dalle ombre le conferiscono la dinamicità del suo corrispettivo marino, e pare stia per arrivare addosso ad ogni passante. E invece no.

Quest’idea di inerzia pervade tutto il paesaggio: gli alberi si lasciano ricoprire dalla neve, e la neve si lascia cadere sugli alberi; quello qui davanti mi pare soffra il dilemma dei pigri, trovandosi una posizione scomoda ma da cui è troppo faticoso liberarsi: accidia, perlappunto. Se non trovi altre mie, vuol dire che terminato di scriverti le ho ceduto anche io: passa a trovarmi al disgelo.

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