006 – Le palme

di Nelv


Più di un secolo fa, all’acquisto del terreno, di quello che ora vedi non c’era nulla: solo le erbacce, che lo infestano oggi come ieri.

Si decise di costruirvi una casa. Da quelle parti un progetto del genere non è sempre facilmente realizzabile, ma seppero a chi rivolgersi, e il piano venne approvato: l’unico cruccio dei compratori era il livello del terreno nel giardino, per qualche motivo ribassato rispetto a livello della strada. Gli dava l’idea di un calarsi dentro casa, quanto di più lontano dal sogno di una casa al mare luminosa e soleggiata.

Qualcuno provò ad obiettare che non sarebbero state due dita di terriccio a migliorare o peggiorare in alcun modo l’esposizione della nuova casa, ma non ci fu modo di convincerli.

Il signor O. si era già occupato delle prime formalità a riguardo, e, presi gli stravaganti in simpatia, decise di assecondare il loro capriccio: il giorno di avvio dei lavori gli operai lo passarono trafugando terriccio da un terreno che si garantiva abbandonato; da anni vi crescevano indisturbate le palme.
Fu così che anni di semenza furono trasportati nel giardino che ora vedi: e nel primo periodo i germogli di palma andavano strappati come erba gramigna, perché all’improvviso – si immaginava – non si rischiasse di trovarsi in una foresta. Quel capriccio di uomini sembrò trasformarsi in un capriccio del destino e, ormai terminati i lavori, posso ancora vedere mio nonno seduto in terrazza scorgere dabbasso un germoglio impudente, e correre a estirparlo.

Avrei potuto obiettare che non sarebbero stati due minuti di attesa a migliorare o peggiorare in alcun modo la saldezza di quelle giovani radici; ma già conoscevo la storia, e lo lasciavo fare.

A una decina di palme fu concesso crescere: gli anni sono passati, e qualche infezione le ha stroncate; neanche mio nonno è più qui. Se non posso raccontarlo a te, cosa resterà di tutti e due?

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