012 – Sterna (ii)

di Nelv


Ancora non è chiaro il modo in cui l’esistenza della vecchia imposta riemerse dagli archivi: fatto sta che all’amministrazione regionale ne arrivò notizia, e qualche funzionario in cerca di fondi propose, e ottenne, di raddoppiarla: la città era molto ricca, e case così strette ne avevano vanificato l’utilità.

La situazione della città era cambiata molto dai tempi della prima tassazione, e ora quasi tutti possedevano una casa sul canale: strepitarono, protestarono e piansero, ma alla fine si dovettero rassegnare; come allora qualcuno gioì, e come allora la gioia risultò prematura quando per aggirare l’imposta gli abitanti decisero di dimezzare ancora la facciata delle loro case.

Le abitazioni erano ormai quasi corridoi, e per passare da un piano all’altro si prese ad usare scale a pioli: la presenza di una scala ordinaria avrebbe di fatto impedito di arrivare fino in fondo alla casa. La popolazione si abituò, ma si può dire che l’amministrazione regionale insorse, e raddoppiò la tassa.

Chi passa oggi per la città fantasma di Sterna può passeggiare tra i canali e ammirare al suo fianco una muraglia densa, come libri sottili posti uno accanto all’altro su uno scaffale. Più in alto si assiepano le antiche targhe con i numeri civici, troppo vicine l’una all’altra perché vi si possa leggere alcunché: tanto vale partire dall’inizio e provare a contare, ma basta poco per confondersi ed essere costretti a ricominciare da capo.

Ti sembra di sentire una voce, o di essere urtato: ma da quelle parti c’è un forte vento, e non può esser che suggestione. Ma cosa pensare quando di sera dalle mille fessure si intravedono luci, e la piazza si accende di musica, e suoni di passi?

Non si riscuotono più tasse nella sottile città di Sterna.

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