014 – Io e le arance

di Nelv


Arrivato all’ultimo anno di liceo, mi ero reso conto di una cosa: conoscevo – credevo di conoscere – molte nozioni astratte e complesse – così mi apparivano -, e non sapevo compiere qualcosa di così elementare come, non so, disegnare un frutto. Un’arancia, per dire. Non riuscivo a disegnare decentemente un’arancia e intanto studiavo Hegel e l’elettromagnetismo, e mi sembrava ridicolo.

Ai tempi ero underchallenged, fose hai ragione tu: passavo il tempo a lezione leggendo i brani del libro di letteratura e le analisi del testo, finivo i compiti in classe in anticipo; c’erano diversi tempi morti, insomma, che ora potevo passare a disegnare arance. Cominciarono ad apparire agli angoli dei fogli di quaderno e a grappoli nelle colonne a margine dei libri; poco dopo comprai una risma e iniziai a riempire fogli bianchi di arance grandi e piccole.

Ora, è esagerato dire che la cosa destò scalpore, ma qualche preoccupazione sì. Da quando non c’era più Valentina – parliamo di un anno e rotti – ero diventato una specie di guscio silenzioso e grossomodo invisibile. Questo improvviso colpo di vita aveva riscosso la curiosità dei miei compagni di classe, e alla fine anche dei docenti: they would ask me what was it about, and I would tell’em the same story all over; they would then ask why oranges, and I wouldn’t know what to say.

Poi lo venne a sapere il professore di fisica: parliamo di un uomo intelligente e sensibile, che amava la materia che insegnava – ma non l’insegnamento! – e assieme la pittura; per me uno scienziato e un artista, e certamente un modello. Capirai che quando lo venne a sapere fossi un po’ imbarazzato, perché temevo il suo giudizio sulla faccenda: la cosa venne fuori a metà lezione, e la sua reazione fu di sospenderla completamente, venire accanto al banco, e spendere il successivo quarto d’ora a spiegarmi come si disegna un’arancia – senza chiedermi il perché di nulla. Finita la spiegazione, riattaccò con l’elettromagnetismo.

Ora, sembrerà senza dubbio un overshooting, ma ognuno ha i riferimenti che si merita – i miei son vanagloriosi: mi venne in mente l’immagine del pastore che abbandona il gregge per andar dietro all’unica pecora smarrita. It really resonated with me, e non so dirti se il fatto che mi sia poi iscritto a fisica c’entrasse qualcosa – voler essere anch’io quel pastore, per qualcun altro, o avere quella sensibilità.

Ecco, avevo ancora voglia di raccontartelo, mi sembrava una cosa importante – anche per capire tutto quello che è venuto dopo.

  

 

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